“Umbertide Cambia”: “Sull’integrazione solo ipocrisia”

UMBERTIDE – Il Consiglio Comunale non approva l’ordine del giorno su “Percorsi di integrazione e cittadinanza” presentato da Umbertide cambia e rivolto in particolare a chiarire le regole di convivenza tra le diverse culture presenti ad Umbertide. Solo tre i voti a favore, quelli del movimento civico. Votano contro PD, Movimento 5 Stelle, Umbertide Viva. “Nel dibattito, che ha riguardato anche la realizzazione della nuova Moschea – spiega Stefano Conti, consigliere comunale di Umbertide cambia – sono chiaramente emerse due posizioni politiche diametralmente opposte, la nostra, fondata su precisi diritti e doveri, e quella della destra, rappresentata dalla consigliera Monni. In mezzo il nulla, con un Pd prigioniero di contraddizioni, conflitti interni, mancanza di proposte e che si permette di definire folcloristico l’intervento, a mio parere invece coraggioso, del Presidente del Consiglio comunale, di loro stessa emanazione. Così non si cresce. Siamo nella impossibilità di approfondire un confronto per mancanza di interlocutori nella maggioranza. Situazione che non consente di modificare le politiche di indiscriminata ed ipocrita “accoglienza” finora adattate, sostanzialmente tese a fare numeri, troppi, sopportare debiti, ad esempio nei pagamenti dei servizi, e tollerare situazioni di irregolarità. Noi vorremmo invece che il rapporto con i cittadini stranieri residenti si basi su opportunità e responsabilità insieme, nel rispetto delle reciproche espressioni religiose, ma prima ancora su una reale integrazione culturale, sociale, civica sviluppata applicando i principi base della nostra Costituzione. L’amministrazione comunale, invece, adesso la butta su un piano ecumenico. Direi che da questo punto di vista la frase più adatta sia Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”.
Claudio Faloci, capogruppo di Umbertide cambia, illustra alcune delle proposte del movimento civico bocciate in Consiglio: “Riconosciamo il diritto di ogni comunità religiosa ad avere un luogo di culto dignitoso e pure uno spazio autogestito per le persone defunte, ma riteniamo al tempo stesso che le stesse comunità debbano rispettare chiare regole di convivenza. Ad esempio prevedere la costituzione di un comitato scientifico di garanzia nella gestione del centro culturale islamico e la partecipazione di rappresentanti della comunità islamica, in particolare donne, al centro anti violenza e per le pari opportunità, stabilire con il centro islamico-moschea un rapporto di collaborazione che consenta di tracciare la provenienza dei finanziamenti e mantenere un dialogo aperto e continuo con le forze dell’ordine utile a garantire la necessaria sicurezza, supportare la mobilità sociale delle nuove generazioni di immigrati, monitorare il rispetto dei diritti dei minori e del diritto allo studio dei giovani cittadini di matrice musulmana, creare un consiglio cittadino delle comunità diverse da quella italiana con rappresentanti eletti democraticamente ed in grado di garantire una rappresentanza istituzionale, non solo religiosa, sulla quale costruire un impegno condiviso nella gestione del bene comune. Ci hanno detto no. Ma non hanno spiegato perché e cosa fare in alternativa. Non è certo né buona politica né buona amministrazione”.