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Umbertide Cambia: «Il sindaco marca una discontinuità sulla moschea, ma ora occorre definire una seria politica per l’integrazione»

UMBERTIDE – «La nostra operazione “trasparenza e verità” sulla Mosche-Centro islamico ha raggiunto un primo risultato politico: il Sindaco Locchi, anche se in modo tardivo ma certamente positivo, ha dichiarato la discontinuità dalla precedente Giunta Giulietti, imputando giustamente a quest’ultima, come noi da sempre abbiamo dichiarato, la paternità e l’esecuzione del progetto Moschea, iniziato appunto, sotto silenzio e senza alcuna partecipazione, nel 2010 e nel 2011». Così Gianni Codovini, presidente dell’associazione Umbertide Cambia valuta la nuova posizione dell’amministrazione. Codovini aggiunge, peraltro, che «ciò non significa il venir meno delle responsabilità attuali e di alcune grandi inadempienze, come la mancanza di una politica dell’integrazione e il clamoroso ritardo sulla costruzione della ex serra per disabili, che fu spostata e mai ripristinata proprio a seguito della vendita dei terreni su cui insiste la Moschea».
Proprio questo nuovo atteggiamento politico dell’amministrazione Locchi potrebbe aprire l’accoglimento delle proposte che Umbertide Cambia ha avanzato sul Centro islamico ed ex serra. Stefano Conti e Claudio Faloci, consiglieri della lista civica, rimarcano appunto il lato propositivo delle dichiarazioni di Locchi: «Pur se sono state bocciate dal Consiglio comunale, le nostre proposte sulla convivenza interculturale e l’ordine pubblico, peraltro le sole in campo, vista l’afasia del Pd, potrebbero essere ora accolte nella convenzione che il Comune, segretamente però, sta trattando con la comunità islamica. Inoltre la petizione popolare che abbiamo promosso sulla costruzione ex serra sarà il vero banco di prova per un nuovo atteggiamento dell’amministrazione, fuori da ipocrisie e tentennamenti. Perché per noi, prima viene il bene di Umbertide, e non le lotte politico-personali del Pd, prima viene lo spirito repubblicano e il fare, non le dichiarazioni che valgono lo spazio di un mattino».