San Domenico, Tiferno Insieme: “A che punto è il recupero?”

CITTÀ DI CASTELLO – “Da molto tempo non si hanno notizie circa lo stato dei lavori di recupero e l’evoluzione del quadro complessivo inerente il complesso del Chiostro di San Domenico” ha detto il capogruppo di Tiferno Insieme Nicola Morini, illustrando un’interpellanza al consiglio comunale di Città di Castello convocato lunedì 29 giugno.

“Ciò considerato ho ritenuto utile interpellare la Giunta per sapere qual è lo stato dei lavori di recupero della struttura, quali sono le situazioni di proprietà cui si è addivenuti, qual è lo stato di recupero degli affreschi della Chiesa e del Chiostro. Chiedo inoltre di sapere quali sono le prospettive che ha in animo la Giunta per il pieno e proficuo utilizzo della ex-chiesa della Carità e del Chiostro di San Domenico. Il progetto dell’area ex-Fat all’interno del Contratto di Quartiere II Prato e Mattonata è stato, negli anni scorsi, al centro di una forte polemica. Ha coinvolto attivamente le forze politiche e i cittadini attraverso l’azione del Comitato dei rioni Prato e Mattonata, la Consulta del Centro Storico, gli interventi ripetuti di Associazioni di settore fra i quali Italia Nostra e l’Associazione Storica dell’Alta Valle del Tevere. A seguito di questi interventi il progetto è stato profondamente rivisitato nella progettazione urbanistica ed esecutiva. In particolare un cambio repentino di rotta si è avuto circa la piena salvaguardia della ex-Chiesa della Carità, di probabili origini pre-romaniche e templari, che il progetto iniziale non prendeva in considerazione e rischiava di marginalizzare se non addirittura di danneggiare.Da allora infatti, anche grazie all’interessamento della Soprintendenza, è stato dato inizio ad un restauro complessivo dell’edificio che ha permesso il riemergere di antichi e importanti affreschi e inquadrarne l’importanza storico-artistica”.

Vincenzo Tofanelli, assessore alla Cultura, ha risposto: “Lo stato dei lavori di Santa Maria della Carità sono conclusi e hanno riguardato la copertura e le facciate verso Piazza dell’Archeologia così da mettere al sicuro gli affreschi interni. Sarà necessaria un’altra serie di opere. L’immobile non è fruibile al pubblico. Sulle lunette, il comune è intervenuto restaurandone tre. Santa Maria della Carità era inserita in un accordo con al FAT che la cedeva al comune nel piano superiore. Dal sopralluogo che ho fatto, il tetto è stato rifatto, l’affresco riporta dei tratti ancora antecedenti dei domenicani. La situazione del chiostro è da recuperare, forse in via prioritaria. Le lunette sono 32, c’è l’impegno dell’associaizone Palazzo Vitelli per recuperarne altre, con la campagna Adotta una lunetta. La cosa importante è che sarebbe opportuno aprire una doppia porta, già presente, che metterebbe tutto il complesso in sicurezza e si potrebbe usufruire del chiostro. Per il complesso c’è un progetto da due milioni di euro che è già stato presentato al Ministero. E’ possibile fare un sopralluogo e poi apertura porta, recupero lunette e colonnato e su Santa Maria della Carità recuperare il piano terra. Dobbiamo proseguire l’opera di recupero”.

Luciano Tavernelli, consigliere del PD, ha detto “grazie a Morini che solleva sempre tematiche di valorizzazione della nostra storia. A fianco c’è la Pinacoteca, la seconda in Umbria con la facciata su disegno del Vanvitelli. E’ un quadrante di grande pregio che va valorizzato fin dalla storia romana e anche prima dato che le mura urbica sembra che risalgano ai Longobardi. Probabilmente è stato individuato il decumano e il cardo massimo della vecchia città. Da questo punto di vista il completamento di tutto quanto dipende da quanto realizzato alla Pinacoteca. Se chiudiamo il cerchio con quello che è annunciato come il Museo Protostorico della manica lunga, avremmo un ciclo completo in pochi metri quadri. Molti reperti della Pinacoteca sono a Perugia. Dobbiamo riprendere il discorso per farle tornare a casa”.

Marcello Rigucci, consigliere del Gruppo Misto, ha detto: “la invito a fare una richiesta alla Provincia per chiedere qualche centinaio di migliaio di euro visto che ha già speso 25mila euro per cose meno importanti”.

In conclusione Morini ha aggiunto: “il progetto di recupero del complesso di San Domenico chi l’ha fatto ed a chi è stato inviato? Il problema è che fare di tutti questi contenitori vuoti? La Giunta non può rimanere muta. Non so se ricordate la ridda di discorsi per la Fondazione Pillitu-Meroni che è rimasta vuota, come la Rotonda, come le Giulianelle…Diventano cespiti improduttivi a spese dei cittadini che hanno pagato per recuperarli”. Tofanelli ha precisato: “Abbiamo fatto un incontro con l’esperto Fiorini: esporremo i reperti nelle stanze della vetrata. La cosa principale è aprire le porte. Per la prospettiva avremmo tempo. Che farne è uno dei problemi minori. Sono disponibile ad un sopralluogo”.