Referendum Costituzionale: ecco il punto di vista di Andrea Vezzini, segretario del Pd locale

SAN GIUSTINO – Dopo le elezioni comunali, è il referendum costituzionale al centro della vita politica nazionale e locale. A prendere posizione è Andrea Vezzini segretario del Pd locale. Ecco la nota
Ebbene sì, tutto l’arco costituzionale e non solo, a raccoglier firme per mesi contro la riforma costituzionale… chissà quante, direte voi. Con mia grande sorpresa, devo ammetterlo, poche – molto poche – più o meno la metà circa del necessario. Tutto l’arco costituzionale, dicevo sopra, tutto escluso il Pd e poco altro che le firme le raccoglievano ma in favore del sì alla riforma.
Ma guarda un po’, in Cassazione si è presentato solo il “Comitato per il sì” con 600 mila firme tutte belle impacchettate. Dichiarazioni dei cosiddetti – bontà loro – difensori della Costituzione? Non pervenute. Del resto, dopo i tanti sproloqui giornalieri un po’ di silenzio ci stava proprio bene.
Così il “disastrato” Pd, in barba ai soliti “gufi” interni ed esterni, in poco più di un paio di mesi di raccolta firme, garantisce a tutti i cittadini la possibilità di esprimersi in merito alla riforma della Costituzione; è vero, era già sufficiente la raccolta firme dei parlamentari, ma comunque se fosse dipeso dalla raccolta firme fra i cittadini, tutto il caravanserraglio – dall’estrema sinistra all’estrema destra – avrebbe platealmente fallito la prova. Che i cittadini, come al solito tirati in ballo solo quando conviene, la pensino diversamente dai soliti personaggi per i quali niente si debba cambiare se non come e quando dicono loro? Che ogni giorno che passa diventi più chiaro che il referendum è sulla Costituzione, sulle competenze delle Regioni, sul funzionamento del Parlamento e che siamo a un momento di svolta fra chi difende rendite di posizione e chi pensa che il futuro del nostro Paese abbia bisogno di un sistema istituzionale più snello, efficiente e meno dispendioso?
Il vero pericolo per la Democrazia viene dalla mancanza di decisioni, dalla confusione dei ruoli, dall’incapacità di dare risposte ai problemi in tempi utili, non certo dal numero delle Camere o dalle competenze delle Regioni.
A tal proposito, senza ombra di dubbio perché la storia lo insegna, penso avesse ragione Calamandrei quando scriveva: «Le democrazie sono sempre perite non perché decidevano troppo, ma perché decidevano poco». Sempre che, con la sua feroce ironia, non avesse ragione Winston Churchill: «La Democrazia funziona quando a decidere sono in due e uno è malato».