Castello Cambia: «Come mai il Comune ha lasciato Trestina senza scuola dell’Infanzia?»

CITTA’ DI CASTELLO – “Apprendiamo con sollievo la positiva conclusione delle vicende riguardanti le lavoratrici e i lavoratori dopo la messa in liquidazione della soc. coop. Il Sicomoro, che,  almeno in parte, sono stati reintegrati nelle precedenti mansioni, poiché inseriti negli organici delle società che hanno rilevato la gestione dei servizi coinvolti”- affermano i consiglieri di Castello Cambia, Bucci e Colombo, “così come positiva è l’integrazione di una parte dei lavoratori nella cooperativa ‘San Francesco di Sales’ che gestisce adesso le due strutture di San Giustino e il doposcuola, e la nascita di una nuova cooperativa, la ‘Riosecco onlus’, creata su iniziativa e per volontà degli stessi educatori che già operavano nella scuola dell’infanzia paritaria di Riosecco, i quali potranno così continuare nel loro lavoro. Nel riconoscere la  competenza e buona volontà delle forze sindacali, l’impegno dei lavoratori stessi e di alcune istituzioni locali che si sono messe  all’opera per fronteggiare una tale incresciosa vicenda, spiace rilevare come la stessa cosa non si possa dire per  la scuola dell’infanzia paritaria ‘Turchi don Cristilio’ di Trestina,  che viene ora liquidata dalle cronache con un  laconico “chiusa per mancanza di iscritti”, come se questo epilogo fosse indolore e senza conseguenze. Questa chiusura ha invece avuto effetti che si potevano  scongiurare per tempo, se l’ amministrazione tifernate fosse stata attenta e lungimirante. Se è vero infatti che le istituzioni pubbliche non possono intervenire sulla salvaguardia di un servizio a carattere privato, come è sempre stata la scuola materna di Trestina, è anche vero che esse hanno l’obbligo di occuparsi e preoccuparsi affinchè le famiglie e i bambini di una età tanto delicata non vivano disagi che, con una maggiore attenzione e cura, si sarebbero potuti evitare. Disagi  che sono sotto gli occhi di tutti: famiglie con bambini dai 3 ai 5 anni che  a ridosso dell’inizio scolastico, in totale incertezza, hanno dovuto faticare non poco per trovare una collocazione alternativa alla scuola paritaria cui erano iscritti, che devono sopportare spostamenti di vari chilometri per usufruire di un servizio importantissimo, perché le sezioni di scuola pubblica che hanno potuto accoglierli sono solo in parte nelle vicinanze, mentre le altre sono o fuori comune (scuola infanzia di Calzolaro) oppure a oltre 15 km come la scuola di San Leo Bastia. Eppure c’erano soluzioni praticabili. Senza nulla togliere ad un servizio privato “storico” e importante per la comunità di Trestina, non si può non osservare che l’adiacente Istituto Comprensivo “A. Burri” avrebbe potuto gestire la situazione in maniera agevole, se chi di dovere avesse ascoltato e collaborato. Come mai l’assessorato competente  ha rifiutato proposte  alternative, come l’ampliamento della Scuola Infanzia di Badia Petroia (di recentissima costruzione, ma nata già sottodimensionata con una sola sezione) o, in mancanza di fondi utili, una più economica apertura di una sezione distaccata della stessa, adeguando  i locali della scuola elementare di Trestina, che ci risulta espressa fin dai primi di giugno? Quest’ultima soluzione avrebbe potuto far risparmiare alle famiglie di una delle più grandi frazioni tifernati  un bel po’ di disagi e… di soldi. Come mai – ci chiediamo, e chiederemo all’assessore di competenza – si è giunti a questo punto ed è stato lasciato morire tale servizio, scaricandone i costi sulle famiglie,  senza che si pensasse in tempi utili ad una alternativa pubblica, perfettamente in linea con le prerogative di una amministrazione comunale?”