Stop ad accordo Ceta: Coldiretti si rivolge a regione, province e comuni

PERUGIA – Coldiretti Umbria ha scritto alla presidente della Giunta e del Consiglio regionale, a quelli delle Province e a tutti i Sindaci umbri per schierarsi contro il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada che, se ratificato, produrrà delle ripercussioni negative sul mondo agricolo Italiano.
«L’accordo – sottolinea Coldiretti – non solo rischia di compromettere il valore aggiunto di buona parte delle produzioni a denominazione legate al territorio italiano, ma spalanca le porte all’invasione di grano duro trattato in preraccolta con il glifosato vietato in Italia e a ingenti quantitativi di carne a dazio zero.
È necessaria quindi una valutazione ponderata e approfondita dell’argomento, soprattutto in considerazione della mancanza di reciprocità tra modelli produttivi diversi che grava sul trattato.
Coldiretti Umbria quindi ha chiesto a Regione ed enti locali di affiancarla in questa battaglia, anche attraverso l’approvazione di un ordine del giorno finalizzato alla condivisione dell’azione Coldiretti per un commercio libero e giusto e per un’Europa libera dal CETA. Non si tratta di qualcosa che riguarda solo l’agroalimentare, ma – afferma Coldiretti – sono in gioco gli interessi di tutti i cittadini consumatori. In realtà a fronte dei presunti benefici attesi, il CETA introduce sostanzialmente un meccanismo di acritica deregolamentazione degli scambi e degli investimenti, che non giova alla causa del libero commercio e pregiudica in modo significativo la qualità, la competitività e l’identità del sistema agricolo nazionale. Per tali ragioni Coldiretti è impegnata, a livello nazionale, con una coalizione di altri portatori di interesse (CGIL, Legambiente, Adusbef, Movimento Consumatori, Federconsumatori, Fairwatch, Greenpeace, Slow Food, Arci e Acli Terra) in un’azione tesa ad informare e sensibilizzare il Governo ed i Parlamentari italiani chiedendo loro di non votare a favore della ratifica dell’Accordo e di impedirne l’entrata in vigore in via provvisoria, nella direzione di ragioni di scambio improntate alla democrazia economica ed alla salvaguardia dei diritti dei consumatori e delle imprese».