Mercato del lavoro:l’andamento peggiore lo mostra la circoscrizione territoriale che fa riferimento al Centro per l’impiego di Città di Castello

CITTA’ DI CASTELLO – Nessun comune umbro sopra i 10mila abitanti nel 2017 ha aumentato gli occupati. In altre parole, in tutti – anche se con diversa intensità – le cessazioni dal lavoro hanno superato le assunzioni. Le perdite maggiori sono avvenute a Umbertide (ogni 100 cessazioni dal lavoro ci sono 92,3 assunzioni), Orvieto (ogni 100 cessazioni 92,3 assunzioni), Città di Castello (l’indice di sostituzioni qui è del 94,4), Marsciano (94,6), Spoleto (94,8) e Gualdo Tadino (95,0). Sempre tra i comuni oltre i 10mila abitanti, quello che perde meno occupati, quasi pareggiando le uscite dal lavoro e le assunzioni, è Assisi (indice di sostituzione 99,7).
Se si allarga invece lo sguardo tra tutti i comuni dell’Umbria sopra i 3mila abitanti (gli altri, quelli sotto tale soglia presentano dati poco significativi in assoluto), in 11 le assunzioni superano le cessazioni, aumentando quindi la base occupazionale, mentre 35 perdono base occupazionale, ossia le cessazioni superano le assunzioni. Il comune umbro sopra i 3mila abitanti che mostra il miglior rapporto di sostituzione nel 2017 è Cascia (109 assunzioni ogni 100 cessazioni). Seguono San Gemini (105,6) e Montecastrilli (104,5).
A livello territoriale aggregato per Centri per l’impiego (Cpi), tutti presentano riduzione del numero di occupati, con la situazione migliore nei comuni che fanno parte del Centro per l’impiego di Perugia (98,5 assunzioni ogni 100 cessazioni), mentre il rapporto di sostituzione peggiore lo presenta l’aggregato territoriale che fa riferimento al Centro per l’impiego di Città di Castello (95,2 assunzioni ogni 100 cessazioni).
A livello regionale, nel 2017 in Umbria ci sono state 146mila 474 assunzioni e 150mila 738 cessazioni dal lavoro (-4mila 264), con un rapporto di sostituzione pari a 97,2 (ossia ci sono state 97,2 cessazioni ogni 100 cessazioni).
È quello che, in estrema sintesi, emerge dal nuovo Rapporto del settore datajournalism di Mediacom 043, diretto da Giuseppe Castellini, sull’andamento del mercato del lavoro nei comuni umbri. Mediacom043 ha elaborato i dati ufficiali forniti dall’Osservatorio del mercato del lavoro della Regione dell’Umbria.

Avvertenza
Per assunzioni si debbono intendere avviamenti al lavoro, nel senso che, nel caso molto frequente di contratti di lavoro a termine, una persona nell’arco dell’anno può essere avviata più volte. Lo stesso vale per le cessazioni, in quanto una persona può cessare più volte nell’arco dell’anno. Quindi, ad esempio, quando l’Osservatorio del mercato del lavoro della Regione riporta che in Umbria, nel 2017, ci sono state 146mila 474 assunzioni, va inteso che si tratta di 146mila 474 avviamenti al lavoro, non di 146mila 474 persone. Il numero delle persone, poiché i contratti a termine sono molto usati, è quindi inferiore e non di poco. Lo stesso vale per le cessazioni. Il saldo tra avviamenti e cessazioni fornisce un buon indicatore circa l’espansione o la contrazione del mercato del lavoro ed è su quello (sintetizzato nel rapporto di sostituzione, vale a dire quante assunzioni ci sono state ogni 100 cessazioni) che il Rapporto del settore datajournalism di Mediacom 043 focalizza la propria attenzione.

Il Rapporto: Comuni umbri sopra 10mila abitanti
I dati più significativi riguardano i comuni umbri sopra 10mila abitanti.
In nessuno di essi, nel 2017, le assunzioni hanno superato le cessazioni e pertanto, dove in maniera quasi insignificante dove invece in maniera più marcata, c’è stata una contrazione della base occupazionale.
La situazione peggiore, tra i comuni umbri più grandi, la presenta Umbertide (saldo tra assunzioni e cessazioni -309, tasso di sostituzione 92,3, ossia ogni 100 cessazioni ci sono state solo 92,3 assunzioni). Seguono Orvieto (-249, tasso di sostituzione 93,6), Città di Castello (-510, tasso 94,4), Marsciano (-119, tasso 94,6), Spoleto (-301 il saldo tra assunzioni e cessazioni, tasso di sostituzione 94,8) e Gualdo Tadino (-68, tasso 95,0)-
Con un tasso di sostituzione tra 95 e 98 ci sono quindi Terni (saldo tra assunzioni e cessazioni -1.008, tasso di sostituzione 95,1), Corciano (-188, tasso 95,8), Bastia Umbra (-177, tasso 96,1), Foligno (-218, tasso 97,1), Gubbio (-241, tasso 97,5), Narni (-56, tasso 97,7).
I comuni con una perdita occupazionale più limitata, ossia con tassi di sostituzione cessazioni-assunzioni tra 98 e 100, sono invece Perugia (-564, tasso 98,2), Castiglione del Lago (-30, tasso 98,5), Magione (-21, tasso 98,7), Todi (-20, tasso 99,1). Fino ad Assisi, che tra i comuni umbri sopra 10mila abitanti presenta la situazione migliore, con un saldo negativo cessazioni-assunzioni di 21 e un tasso di sostituzione di 99,7.

Lavoro, assunzioni e cessazioni in tutti i comuni umbri, dati ufficiali

Gli aggregati territoriali e il dato regionale
Come detto, nel 2017 l’Umbria ha perso base occupazionale. Le assunzioni sono state 146mila 374 e le cessazioni 150mila 738, con un saldo negativo di 4.264. In pratica, nella regione ogni 100 cessazioni ci sono state 97,2 assunzioni.
A livello di aggregazioni territoriali, la situazione peggiore rappresenta il territorio che fa riferimento al Centro per l’impiego (Cpi) di Città di Castello, che marca un saldo negativo assunzioni-cessazioni di 1.377 e un tasso di sostituzioni cessazioni-assunzioni di 95,2. Seguono le aree territoriali che fanno riferimento ai Centri per l’impiego di Terni (saldo – 1.110, tasso di sostituzione 96,0), Orvieto (saldo -216, tasso di sostituzione 96,6), Foligno (-656, tasso 97,5). Il territorio che fa riferimento al Centro per l’impiego di Perugia presenta l’andamento migliore, benché anch’esso presenti il segno meno: saldo assunzioni-cessazioni -915, tasso di sostituzione 98,5.

Conclusioni
“L’andamento occupazionale in Umbria nel 2017 non è stato positivo – afferma Giuseppe Castellini, direttore del settore datajournalism di Mediacom043 – ma per dare una valutazione è ancora presto, al di là dei segni meno. L’Umbria, infatti, presenta un serio ritardo, soprattutto nei servizi, in termini di produttività. Bassa produttività (quella nei servizi nella regione è inferiore di circa il 30% rispetto alla media nazionale) significa bassi profitti delle imprese e quindi bassi investimenti, occupazione precaria e mal pagata, fragilità del sistema economico. Attendiamo i dati della crescita del Pil 2017 in Umbria (nel 2016 l’andamento del Pil è stato addirittura negativo, unico caso insieme a quello del Molise), che dalle anticipazioni non sembra comunque sia stata esaltante, per capire se la produttività sia aumentata, il che significa meno occupazione ma di migliore qualità. Per come è messa l’Umbria – continua Castellini – se il sistema inizia a muoversi verso segmenti a maggiore valore aggiunto, quindi con una crescita del Pil superiore all’andamento degli occupati, non necessariamente è un male. Si tratterebbe di una situazione transitoria verso un mercato del lavoro più solido in futuro, meglio retribuito, più ‘ricco’. Certo – conclude Castellini – sarebbe meglio avere una crescita della produttività e una crescita simile per il mercato del lavoro. Ma i livelli di produttività dell’Umbria, a parte alcuni settori del manifatturiero che sono in linea, e talvolta superano, la media nazionale, non consentono che ciò avvenga. Solo che una crescita degli occupati senza crescita della produttività produce un’economia fragile, posizionata sulle fasce a minore valore aggiunto del mercato, esposta a crisi anche gravi. Mentre un aumento della produttività genera un’economia più forte, innovativa e competitiva, che garantisce nel medio-lungo periodo più ricchezza e più occupazione. Aver perso tanto terreno in termini di produttività costringe l’Umbria a recuperare terreno su questo fronte, a scapito dell’aumento dell’occupazione. È una verità che agli umbri va detta. Come affermava il Premio Nobel per l’economia, Milton Friedman, ‘nessun pasto è gratis’. Può esserlo per un po’, ma nel medio-lungo termine i conti si presentano e vanno pagati”.