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Sansepolcro, teatro pieno per Vittorio Sgarbi

SANSEPOLCRO – C’è anche chi ha atteso oltre un’ora all’interno del cinema teatro “Dante” l’arrivo di Vittorio Sgarbi. E il noto critico d’arte, dopo aver osservato da vicino i lavori ai capolavori di Piero della Francesca, è entrato intorno alle 21,16 di questa sera, lunedì 30 marzo,  in un teatro pieno in ogni ordine e grado, accompagnato dal sindaco della città biturgense Daniela Frullani.

Dopo i saluti e qualche stretta di mano Sgarbi ha iniziato la presentazione dell’ultimo volume dal titolo “Gli anni delle Meraviglie – Da Piero della Francesca a Pontormo – Il Tesoro d’Italia II”.

Il primo cittadino lo ha introdotto, definendo  il critico come “Un grande amico di Sansepolcro per l’amore che sempre dimostra per il nostro grande Piero”.

Il sindaco ha poi aggiunto come Sgarbi conosca bene le problematiche anche economiche degli enti locali per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione dei beni culturali. “Come Comune – ha aggiunto la Frullani – proseguiamo due progetti: il restauro della Resurrezione, un sogno divenuto realtà grazie al dottor Aldo Osti. Il secondo, invece, è Terre di Piero, già presentato a Rimini, Bologna e Londra, sposato anche dalle città dove Piero lavorò fra cui Urbino dove Vittorio è anche assessore”.

La parola è poi passata al critico, che si è detto molto legato a Sansepolcro e a Monterchi, che fra una battuta e l’altra ha raccontato anche la storia dell’opera.

“La Resurrezione – ha aggiunto – è opera sublime, che ha rischiato di sparire a causa delle barbarie umane.  Non c’è, probabilmente, nella storia umana e nella sua espressione attraverso l’arte, momento più alto e fervido d’invenzioni di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento, da Piero della Francesca a Pontormo – ha aggiunto il noto critico –  A Firenze, e non solo a Firenze, ma a Venezia, a Ferrara, nelle Marche, in Sicilia, in Sardegna, in Friuli, in Lombardia, gli artisti danno vita a quello che è stato chiamato, con conferente definizione, “Rinascimento”. Anche prima di quegli anni l’arte era stata sublime, ma Piero della Francesca la arricchisce di una intelligenza che trasforma la pittura in pensiero, in teorema, ben oltre le esigenze devozionali. Davanti alla Flagellazione di Urbino non è più sufficiente l’iconografia religiosa, e così davanti alla Annunciata di Antonello da Messina, alla Tempesta di Giorgione, all’Amor sacro e Amor profano di Tiziano, alla Deposizione di Cristo di Pontormo. Di anno in anno appaiono capolavori sempre più sorprendenti. Tra 1470 e 1475 la creatività dei pittori e degli scultori raggiunge vette inattingibili; ma sarà così, di quinquennio in quinquennio, fino alla metà del Cinquecento. Sono gli anni di Mantegna, Cosmè Tura, Botticelli, Leonardo, di Raffaello, di Michelangelo, ma anche di Giovanni Bellini, di Lorenzo Lotto, di Tiziano, di Correggio, di Parmigianino. Sono gli anni delle meraviglie, in cui l’artista si sfida, in un continuo superarsi. Il Rinascimento si radicalizza nel Manierismo, e ciò che era ordinato e razionale in Piero, diventa tumultuoso in Pontormo. Una inesauribile potenza espressiva domina il mondo e lo arricchisce liberando ogni genere di fantasia.”

Nelle prossime ore ulteriori fotografie e filmati

 

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