Messa di Pechino: il maestro Frisch in conferenza al Museo del Duomo

CITTÀ DI CASTELLO – Si è tenuta domenica 1 settembre nel Salone Gotico del Museo diocesano una conferenza del Maestro Jean-Christophe Frisch studioso di musica barocca e delle musiche dei gesuiti, professore alla Sorbonne e Direttore musicale del concerto la Messa di Pechino che si è tenuto la sera stessa nella Chiesa di San Domenico con l’Ensemble XVIII-21-Le Baroque Nomade. Si è trattato di approfondimento estremamente interessante ad uno degli eventi più significativi del Festival delle Nazioni giunto quest’anno alla 52 edizione con nazione ospite la Cina. Presenti in sala il direttore artistico Aldo Sisillo e i componenti del consiglio di Amministrazione del Festival. Con il M° Frisch c’era il musicologo François Picard, insieme hanno presentato la ricostruzione di un esempio di liturgia musicale con brani tratti dai Cahiers de musique sacrée trasmessi da Joseph Marie Amiot (1718-1793), missionario gesuita.

Il pubblico in sala ha seguito con interesse gli approfondimenti offerti dai relatori che hanno permesso una preparazione propedeutica all’appuntamento musicale serale tanto atteso. Le musiche eseguite sono state composte dai direttori della Congregations des musiciens, (per la maggior parte anonime). Prima dei brani scritti con linguaggio occidentale figurano dei preludi costruiti su brevi melodie cinesi, anch’essi estratti dai manoscritti di Amiot. A questi brani si aggiunge la ‘lauda per la Beata Vergine’ contenuta nel Tempio armonico di Giovenale Ancina (1545-1604), una delle poche pubblicazioni musicali conservate nella biblioteca dei Gesuiti francesi di Pechino.

Ha eseguiito la Messa l’Ensemble della Corale “Marietta Alboni” e della Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” preparato da Marcello Marini e Alessandro Bianconi presenti alla conferenza. Straordinaria opportunità per i musicisti tifernati che con grande preparazione e sapienza musicale hanno eseguito brani commissionati dal Festival. Hanno partecipato al concerto anche sei musicisti-cantori cinesi che hanno utilizzato strumenti della loro tradizione come il yangqin, erhu, pipa, ruan e percussioni, oltre a musicisti europei (voce, flauto, violoncello, arpa e tastiere).

Un evento musicale di grande respiro in grado di introdurre il pubblico nel contesto non solo culturale ma anche politico sociale di un continente come la Cina, colosso portante degli equilibri mondiali di ieri e di oggi.