“Allunga un po’ la tavola”, dal Chorus Fractae Ebe Igi di Umbertide una perfomance canora goliardica a distanza sul Coronavirus

UMBERTIDE – “La musica tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere tempo condiviso” (Ezio Bosso)

Oggi più che mai queste parole sono attuali, infatti per quanto lontano possiamo essere gli uni dagli altri, la musica ed il canto ci uniranno sempre! Le prove sospese nei primissimi giorni di marzo, a causa dell’epidemia da Covid-19, hanno improvvisamente cambiato la nostra routine, è venuto a mancare quell’appuntamento settimanale che ci permetteva di trascorrere una serata con i nostri amici coristi, di lavorare a pieno ritmo per il raggiungimento di un obiettivo comune, di brindare insieme per il compleanno di qualcuno, e di organizzare eventi, concerti, rassegne…
Proprio per stare vicini anche a distanza e per sopperire a questa mancanza di prove che si è prolungata oltre il previsto, abbiamo pensato di incontrarci virtualmente sulla piattaforma ZOOM. Non è stato proprio facile per tutti i nostri coristi utilizzarla, specialmente per i non più giovanissimi, ma la voglia di mantenerci uniti, di avere un momento di aggregazione, ci ha spinto, ad attrezzarci con questa nuova modalità.

Il bando del concorso di video per cori virtuali rivolto agli associati di ARCUM (Associazione regionale cori umbri), è stato poi lo stimolo che ci ha permesso di accettare questa sfida, e prendendo spunto dal testo e dalla musica originale di Armando Trovajoli, la corale ha voluto adattare il testo all’attualità: “Aggiungi un posto a tavola, ma con molte attenzioni in più”.
Nell’attesa di un ritorno alla normalità questo progetto, realizzato “coralmente”, ci ha aiutato a ritrovare lo spirito comunitario, ci ha instillato un po’ di ottimismo e rinnovato il piacere di cantare tutti insieme, seppure a distanza.

La storia
Il video che accompagna goliardicamente il brano, segue delle linee guida lasciando però ad ogni corista, la libertà di esprimersi secondo la propria fantasia per proporre e rappresentare la scena.
La globalizzazione che trasporta il virus con “l’aereo” ad Umbertide nella piazza dove ha sede il coro… i coristi spaventati dalla discesa dei mini-virus…
Le persone si attrezzano con armi non convenzionali, ma tutte quelle usate per contrastare il virus, dalla ciabatta, al bazooka, all’escavatore risultano inefficaci… quindi l’epilogo: la consapevolezza della non conoscenza del virus!
L’ unica arma è la “fuga“ (leggasi distanziamento sociale)… quindi alla fine per stare tutti insieme l’unico modo è organizzare una cena virtuale.
Il messaggio è continuare a vivere la propria vita, frequentare gli amici, seguire le proprie passioni, seguendo i dettami della prevenzione. Il virus è ancora tra noi, da soli non possiamo combatterlo, insieme… forse, l’importante è rimanere umani e non vedere l’altro come un potenziale nemico.
Il canto e la vicinanza ci mancavano troppo, allora abbiamo deciso di farlo dalle nostre case singolarmente, il tutto è stato poi unito. Certamente un coro virtuale non ha la pretesa di avere un valore artistico, ma è l’effetto finale che ci fa sentire parte di tutto… buon ascolto con l’augurio di ripartire presto per tutti i nostri amati cori!

Note tecniche
I 16 coristi partecipanti hanno realizzato dei video con i singoli telefonini, sia quelli delle scenette, sia quelli in cui cantano. Hanno cantato con la base in cuffia, preparandosi con dei file audio appositamente predisposti. Dai video del canto è poi stato estratto l’audio, che è stato mixato con Cakewalk. Per il montaggio video e gli effetti ci siamo rivolti a Valerio Rosi, un operatore della nostra città.