Al Teatro degli Illuminati la compagnia Teatro dei Gordi porta in scena “Sulla morte senza esagerare”

CITTA’ DI CASTELLO – Venerdì 8 febbraio, alle 21, la Stagione di Prosa del Teatro degli Illuminati  prosegue con “Sulla morte senza esagerare” della compagnia Teatro dei Gordi.

Lo spettacolo, vincitore del Premio alla produzione Scintille 2015, è un omaggio alla poetessa polacca Wisława Szymborska; ideato e diretto dal regista Riccardo Pippa affronta il tema della morte in chiave ironica e divertente attraverso un uso non convenzionale delle maschere.

Le figure si muovono con verità e leggerezza su un tessuto drammaturgico originale. Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, dove le anime prendono definitivo congedo dai corpi, c’è la nostra Morte. I vivi la temono, la fuggono, la negano, la cercano, la sfidano, la invocano. L’unica certezza è la morte, si dice.

Ma quanti ritardi nel suo lavoro, quanti imprevisti, tentativi maldestri, colpi a vuoto e anime rispedite al mittente!
E poi che ne sa la Morte, lei che è immortale, di cosa significhi morire?

Ho saputo. Mi hanno detto. È spirato, estinto, perito, scomparso, trapassato, volato via, non c’è più, è passato a miglior vita, si è spento, ha perso la battaglia contro la malattia, è venuto a mancare, se n’è andato, ci ha lasciato, ci ha abbandonato, ha finito i suoi giorni,ha reso l’anima a Dio, riposa in pace, in eterno, nella terra, in cielo, rimarrà sempre nei nostri cuori.

Oppure: è scampato miracolosamente alla morte, strappato alla morte, ha visto la morte in faccia, gli è passata davanti tutta la vita.
Di certo c’è solo la morte. Parole sante, ma di cosa siamo certi?
La nostra Morte ha un contratto a tempo indeterminato, molto lavoro da fare e un capo molto esigente.

Quanti ritardi nel suo lavoro, imprevisti, tentativi maldestri, colpi a vuoto e anime rispedite al mittente! E cosa ne sa lei che non ha carne, di cosa significhi abbandonare un corpo? Lei è lì, e col suo teschio dice alle anime “Guarda che sei morto”. Poi, aspetta, aspetta, paziente, quello lo sa fare bene, aspetta che l’anima del nuovo arrivato dica “Vabbeh”, dica “Ho capito”, “D’accordo”, oppure “Non condivido ma mi adeguo” e imbocchi l’uscita. O l’entrata. Non lo sa neanche lei.

In scena quattro attori, dieci maschere contemporanee che raccontano con ironia una storia semplice, senza parole, i loro ultimi istanti, le occasioni mancate, gli addii, per parlare della morte, sempre senza esagerare.

Si può prenotare telefonicamente, al Botteghino Telefonico Regionale del Teatro Stabile dell’Umbria 075/57542222, tutti i giorni feriali, dalle 16 alle 20.

I biglietti prenotati vanno ritirati mezz’ora prima dello spettacolo, altrimenti vengono rimessi in vendita.