“Il Tesoro di Canoscio”: successo per la mostra chiusa a fine febbraio

CITTA’ DI CASTELLO – Si è conclusa con successo (domenica 28 febbraio) la mostra “Il Tesoro di Canoscio – Foto e documenti d’archivio” a cura di Catia Cecchetti. L’esposizione era stata inaugurata il 28 novembre scorso ed allestita nella Sala I del Museo diocesano in collaborazione con l’Archivio storico diocesano di Città di Castello. Numerosi i visitatori che hanno potuto vedere foto e documenti inediti di provenienza dell’Archivio Capitolare tifernate: “documenti – spiega la curatrice – che hanno messo in evidenza i termini delle dispute dell’epoca del rinvenimento dei Tesoro, il 12 luglio 1935, avvenuto in modo fortuito quando un contadino Giovanni Tofanelli con il vomere dell’aratro urtò i pezzi seppelliti sotto terra. Si evince la straordinaria tenacia dell’allora Vescovo Filippo Maria Cipriani e dei ministri dell’Educazione Nazionale C. Maria de Vecchi e Giovanni Bottai protagonisti indiscussi della vicenda che interessò le pagine dei giornali dell’epoca non solo locali ma nazionali alcuni dei quali in esposizione. Cipriani sosteneva il legame del corredo liturgico con il nostro territorio, documento unico delle origini cristiane dell’Alta Valle del Tevere. Dello stesso pensiero monsignor Enrico Giovagnoli, sacerdote e studioso dell’epoca nei suoi due articoli del 1935 e del 1940 che determinarono la fortuna critica delle argenterie. Anche le autorità statali di allora compresero l’importanza e l’unicità del Tesoro tanto erano intenzionati ad esporlo presso la Regia Galleria di Perugia”.

“Il Tesoro – spiega Catia Cecchetti –  fu concesso al Vescovo Cipriani e alla Cattedrale tifernate il 5 settembre del 1940 ed esposto nel Museo diocesano; numerosi i visitatori che nel tempo lo hanno visto e grande è l’interesse nel mondo dell’archeologia e della storia dell’arte che continua a destare in quanto considerato unico per numero di pezzi, tipologia e simbologia”.

A corredo della mostra un volume di Marco Aimone Il Tesoro di Canoscio presentato con successo il 28 novembre scorso al Museo. Aimone, giovane studioso di Biella già affermato nel panorama internazionale degli studi sulle oreficerie tardo antiche e proto bizantine ci informa di due importanti scoperte: 2 pezzi gemelli, un piatto e un cucchiaio sarebbero conservati al Bode Museum di Berlino (come già anticipato dal professor Corrado Rosini, storico dell’arte e funzionario delle Belle Arti della Regione toscana nella sua pubblicazione del 2011 “Il Tesoro di Canoscio”) e altri 4 pezzi sarebbero custoditi in diversi musei tedeschi (due cucchiai a Magonza, un altro a Colonia e un piatto di Meleagro a Monaco).

“L’intento – conclude la curatrice – è oggi quello di recuperare questi pezzi che completerebbero il corredo tifernate facendone un Tesoro unico in tutto il mondo.