Rogo di Umbetide, Ettermidou parla davanti ai giudice e fornisce la propria versione: “Mi minacciava… “

PERUGIA – Ha raccontato la sua verità: quello che accadde in quella terribile notte di quasi un anno fa, quando le fiamme uccisero Saaid Rakrak, all’interno di un capannone in via Emilia a Umbertide. Ha parlato davanti ai giudici Karim Ettermidou, marocchino di 39 anni senza fissa dimora e irregolare, accusato di aver ucciso il suo connazionale.

Questa mattina c’è stata l’udienza nelle aule penali del tribuale di Perugia: lo straniero era accompagnato dall’avvocato di fiducia, Gabrio Giannini, e ha voluto rilasciare spontanee dichiarazioni, durante le quali ha ripercorso la vicenda. Ettermidou, ancora detenuto a Capanne, ha raccontato che Rakrak lo aveva fatto arrabbiare e lo aveva minacciato più volte con un forcone. «Abbiamo litigato – ha ammesso – poi quando sono andato via ho tirato per terra qualcosa di liquido, forse alcol». Da lì poi le fiamme che hanno portato al decesso lo straniero e danneggiato la struttura. «Non volevo ucciderlo – ha detto Ettermidou – ma solo mettergli paura: si litigava sempre e mi minacciava».

Lo straniero ha poi continuato a rispondere alle domande del pm Gemma Miliani e a quelle del giudice Valerio D’Andria, spiegando cosa avesse fatto nelle ore antecedenti la rissa e poi in quelle successive. I militari lo arrestarono il giorno successivo, il 4 luglio, al termine di una indagine lampo.
L’incendio distrusse una parte del fabbricato e fece crollare una porzione di tetto, rendendo inagibile l’intera area. Il Comune, qualche giorno più tardi, emise addirittura una ordinanza «contingibile e urgente per la messa in sicurezza dell’immobile sito in via Emilia». Saaid Rakrak viveva da più di venti anni a Umbertide: era disoccupato dal 2012, alle sue spalle un passato nell’agricoltura e nella metalmeccanica. Da tutti era conosciuto come un «gigante buono, sempre gentile e con il sorriso stampato in faccia nonostante le difficoltà incontrate durante la sua esistenza».