Altotevere, istituite task force per le violenze al femminile

CITTA’ DI CASTELLO – D’ora in poi le donne che vivono in Altotevere potranno contare su un’assistenza che, in ambito ospedaliero, non ha precedenti. Il progetto, predisposto nei minimi particolari, è stato attivato da qualche giorno negli ospedali di Città di Castello e Sansepolcro.

In terra umbra il «codice rosa» e’ un codice virtuale di accesso al pronto soccorso che si affianca ai codici di ‘triage’ (rosso, giallo, verde e bianco). Si tratta di una procedura di intervento per riconoscere e rilevare casi di violenza sessuale, maltrattamenti o stalking sulle donne, attraverso uno specifico percorso di accoglienza che garantisce la privacy e l’incolumita’ fisica e psichica delle vittime. E per questo sarà attivata nella struttura sanitaria tifernate degli spazi adeguati e di equipe integrate multiprofessionali, debitamente formate, che lavorano in stretto contatto con i Comuni e gli altri soggetti del sistema regionale dei servizi di contrasto della violenza di genere. E’ prevista la messa a disposizione nelle sedi interessate di un ambulatorio non identificabile, una ‘stanza rosa’, dove la vittima riceve assistenza medica e psicologica e dove, se occorre, puo’ incontrare le forze dell’ordine e fare denuncia. Qui, tenendo conto delle specificita’ organizzative dei singoli ospedali, sara’ presente un kit per esami biologici, il refertamento fotografico e cartelle cliniche guidate, cosi’ da fornire dati utili anche all’Autorità’ giudiziaria e supporti informatici accessibili alle Forze dell’Ordine.

Dalla realtà al progetto. A Sansepolcro, invece, l’Unione dei Comuni della Valtiberina Toscana, la Provincia di Arezzo, la Asl 8 della Valtiberina, le Forze dell’Ordine territoriali, le Confraternite di Misericordia dei Comuni dell’Unione e i soggetti territoriali del terzo settore hanno organizzato una procedura operativa a disposizione delle donne. Attraverso questa rete integrata si attiva l’accoglienza della donna e degli eventuali figli e si attivano le strade più opportune per uscire dalla violenza.  Per illustrare questi nuovi strumenti e le diverse fasi operative si è svolto nei giorni scorsi un convegno al quale hanno partecipato il sindaco di Sansepolcro e presidente dell’Unione dei comuni della Valtiberina Daniela Frullani, il viceprefetto di Arezzo Antonio Falso, la responsabili pari opportunità di Arezzo Alessandra Nocciolini, l’assisstente sociale Brunella Signoretti e il referente politico per il tavolo provinciale a contrasto della violenza di genere Mariarosa Chiasserini. «La presa in carico da parte delle istituzioni della donna e degli eventuali figli per aiutarla ad uscire da una situazione di pericolo è suddivisa in fasi – spiega il sindaco Frullani –  Nella prima fase, quella dell’emergenza, alla donna che chiede aiuto è offerta la possibilità di essere accolta in una residenza protetta per qualche giorno. Non deve preoccuparsi di nulla né per sé né per i propri figli e potrà rivolgersi direttamente alle forze dell’ordine che a loro volta contatteranno le referenti dei percorsi di accoglienza e uscita dalla violenza. Questi giorni ‘cuscinetto’ le permetteranno di conoscere nel dettaglio quali opportunità ci sono per uscire dalla violenza». «L’azione di accompagnamento – aggiunge la dottoressa Mariarosa Chiasserini – può prevedere qualsiasi tipo di intervento sempre in accordo con la donna. La stessa è quindi accompagnata ai servizi competenti organizzati nella rete territoriale. E’ una collaborazione flessibile il cui unico obbiettivo è la salvaguardia della vittima di violenza e la possibilità di metterla in sicurezza per avere il tempo necessario per organizzare un percorso preciso e offrirgli l’aiuto necessario».