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Tifernati tra 30 e 60 anni i più convinti sostenitori della donazione degli organi e dei tessuti

CITTÀ DI CASTELLO  – Sono i tifernati tra i 30 e i 60 anni i più convinti sostenitori della donazione degli organi e dei tessuti, mentre i ventenni e le persone più anziane sono spesso meno consapevoli al momento di scegliere. E’ il quadro che emerge dai Servizi Demografici del Comune di Città di Castello, dove dal gennaio del 2017 sono state emesse circa 15 mila carte di identità elettroniche e contestualmente sono state raccolte le dichiarazioni dei cittadini sulla donazione degli organi nell’ambito del progetto “Una scelta in Comune”, di cui l’Umbria è stata regione pilota in sinergia con Federsanità Nazionale, Centro Nazionale Trapianti e Associazione Italiana per la Donazione di Organi Tessuti e Cellule (Aido).

A dare impulso alla scelta di acconsentire all’espianto post-mortem che in quattro anni ha fatto quasi un tifernate su tre (3.687 gli utenti favorevoli, mentre 1.127 hanno dichiarato il proprio diniego e i restanti hanno preferito non esprimersi) è stata Kadija Fekkak, la cittadina di origine maghrebina che nel maggio scorso all’ospedale di Città di Castello concesse insieme ai familiari il nullaosta al prelievo di organi dalla cognata di 46 anni. Come da impegno preso in occasione del riconoscimento pubblico ricevuto in Comune nell’ambito della presentazione dei nuovi vertici tifernati dell’Aido, si è presentata con la figlia presso i Servizi Demografici in via XI Settembre per rinnovare la carta di identità e dichiarare la propria volontà di donare gli organi in caso di morte.

“L’esempio di Kadija è molto importante, perché testimonia un ammirevole senso civico, ma soprattutto la consapevolezza del significato della donazione degli organi che è necessaria per fare una scelta ponderata, libera e non improvvisata”, ha sottolineato l’assessore ai Servizi Demografici Michela Botteghi, nel far presente che “l’amministrazione comunale ha dato fin da subito un’adesione convinta al progetto e, grazie ai Servizi Demografici, che si dimostrano ancora una volta efficienti e all’avanguardia, mette a disposizione dei cittadini personale adeguatamente formato, in grado di assicurare una procedura di emissione della carta di identità elettronica pienamente rispettosa della riservatezza degli utenti”.

“E’ un gesto d’amore aiutare le persone che stanno male e come dice il Corano, chi salva una vita ha salvato l’umanità”, ha detto Kadija Fekkak, che ha spiegato: “ho voluto dichiarare la volontà di donare gli organi appena mi è stato possibile perché dall’esperienza personale vissuta pochi mesi fa ho capito la delicatezza dei momenti nei quali si è chiamati a prendere certe decisioni e ho compreso l’importanza di scegliere autonomamente, quando si hanno la lucidità e la consapevolezza necessarie, senza lasciare ai familiari questa incombenza, che diventa difficile e gravosa nel momento in cui nella vita se ne può presentare l’esigenza”.

Negli uffici dei Servizi Demografici il cittadino maggiorenne può scegliere se pronunciarsi o non pronuciarsi sulla donazione degli organi post-mortem, in quanto tale espressione è facoltativa e non obbligatoria. Se si pronuncia, può dichiarare il proprio consenso all’espianto o negarlo. Nessuna traccia delle scelte che farà resterà nel documento di identità, in quanto ogni informazione viene custodita unicamente nella banca dati del Centro Nazionale Trapianti. “Il nostro personale è stato formato per avere un approccio con il cittadino rispettoso della delicatezza della decisione e per garantire la corretta informazione che consenta di esprimere una scelta”, sottolinea la responsabile dei Servizi Demografici Daniela Salacchi, richiamando l’attenzione sull’importanza che la collettività sia a conoscenza dell’opportunità che si presenta al momento della richesta o del rinnovo della carta di identità elettronica. “Abbiamo notato che la maggior parte di chi arriva da noi sapendo di questa possibilità dà il proprio consenso alla donazione degli organi, mentre chi non ne è informato tende a non esprimersi e rimandare al rinnovo del documento la scelta oppure a dichiarare il proprio diniego”, spiega Salacchi, sostenendo che “sarebbe fondamentale garantire nelle scuole, magari negli ultimi due anni delle superiori, un’educazione civica che prepari i giovani a una decisione consapevole una volta maggiorenni”.