“Quale sicurezza con meno diritti?” : al cento San Francesco si è parlato della condizione di richiedenti asilo e immigrati

UMBERTIDE – Si è parlato della condizione degli immigrati e dei richiedenti asilo a livello sia nazionale che locale nel corso dell’incontro “Quale sicurezza con meno diritti?” che si è svolto sabato 13 aprile ad Umbertide presso il Centro socio culturale San Francesco.

L’iniziativa, promossa dal Coordinamento per la Pace Umbertide Montone Lisciano Niccone, ha voluto affrontare il tema caldo dell’immigrazione dopo l’entrata in vigore del Decreto sicurezza invitando ad intervenire chi quotidianamente opera a stretto contatto con chi fugge dal proprio Paese di origine alla disperata ricerca di un futuro migliore. E proprio infatti a seguito dell’entrata in vigore della nuova normativa e del taglio ai finanziamenti destinati all’accoglienza che, come ha spiegato Carlo Villarini del Coordinamento per la Pace, il percorso di integrazione che a Umbertide aveva coinvolto 15 richiedenti asilo provenienti da Mali, Guinea e Senegal, si è bruscamente interrotto.

“Di quei 15 migranti che alloggiavano tra Umbertide, Pierantonio e Sant’Orfeto, solo la metà è riuscita ad ottenere il permesso come rifugiato politico mentre agli altri è stata negata qualsiasi forma di protezione umanitaria”, ha spiegato Luisa Concetti del Cidis, associazione che si occupa di progetti di accoglienza integrata e che dal 2006 fa parte della rete SPRAR.

Proprio la rappresentante del Cidis ha messo in evidenza le difficoltà derivate dalla nuova normativa in materia di immigrazione, legate soprattutto all’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, “che fino ad oggi – ha detto – faceva dell’Italia un esempio a livello europeo in tema di immigrazione e accoglienza”, e all’impossibilità per un richiedente asilo di essere iscritto all’Anagrafe comunale e quindi allimpossibilità di accedere a servizi importanti, da quelli sanitari al lavoro alla formazione. Con conseguenze pericolose, perché l’immigrato che non può usufruire dei servizi sanitari non ha accesso agli screening e ciò costituisce un pericolo per l’intera sanità pubblica; ma soprattutto senza formazione e senza lavoro, gli viene negata la possibilità di costruirsi un futuro ed integrarsi nella società.

Significativa la testimonianza di Bakary Coulibaly, che dal Mali è arrivato in Italia quando era ancora minorenne e, cacciato dall’istituto per minori una volta raggiunta la maggior età, ha prima vissuto in stazione a Roma per poi giungere a Napoli e iniziare a lavorare con il Cidis come interprete e mediatore culturale. Oggi Bakary non solo ha un lavoro ma è riuscito anche ad acquistare casa e sta scrivendo il suo primo libro. Una nuova vita che si è potuto costruire grazie al permesso di soggiorno per motivi umanitari. “Il permesso per motivi umanitari ti dà la possibilità di crescere, imparare una lingua e trovare un lavoro – ha detto – E dare alle persone la possibilità di studiare e lavorare aiuta a combattere la criminalità”.

Valentina Santucci