Petizione ai vertici del Governo per la E45: lettera inviata dal gruppo “Vergogna E45”

PIEVE SANTO STEFANO – Dopo la tragedia di Genova, con il crollo del ponte Morandi, cresce la paura fra gli automobilisti e i conducenti che quotidianamente sono costretti a viaggiare su arterie con ponti o viadotti. E così gli amministratori del gruppo Facebook «Vergogna E45», che conta «più di 4000 iscritti, che fu creato nel 2013 per raccogliere testimonianze degli automobilisti danneggiati durante il transito nella trafficatissima arteria E45 e segnalazioni sulla sua viabilità, che quotidianamente permettono a molti di evitare i numerosi pericoli lungo il percorso» hanno preso carta e penna e scritto una lettera appello al presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, al ministro per le infrastrutture e i trasporti Danilo Toninelli e ai due vice presidenti del consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Nella lettera gli amministratori chiedono un «intervento urgente per la messa a norma e in sicurezza della superstrada E45, con risanamento strutturale dei viadotti, per scongiurare l’ennesima strage annunciata».
I vertici del gruppo ricordano «che già il 17 ottobre 2013, unitamente ad altri 1670 cittadini, presentarono un esposto presso la Procura di Arezzo, con il quale chiesero di disporre gli opportuni accertamenti in ordine alle condizioni in cui già allora versava la superstrada E45, nonostante i molti soldi pubblici inutilmente spesi, per verificare l’eventuale sussistenza di profili di rilevanza penale. E che nell’ottobre dello stesso anno, poiché le condizioni della E45 erano oggettivamente disastrose, furono fatte indagini anche presso la Procura di Forlì».
«Da allora- hanno aggiunto – nonostante diversi cantieri aperti e soldi spesi, la situazione della superstrada E45 non è migliorata, anzi sta diventando sempre più critica, anche a causa dei lavori in corso, peraltro perennemente in ritardo, con susseguenti sensi alternati, ostacoli e deviazioni varie. Il tutto in presenza di carreggiate strette e prive di corsia d’emergenza, con una condizione inaccettabile dell’asfalto, determinata dall’utilizzo di materiali spesso inadeguati e dall’eccessivo flusso di traffico pesante, ben oltre la capacità sopportabile dall’infrastruttura».
Gli amministratori evidenziano come «Nel 2017 e nel 2018 l’Anas ha diffuso comunicati stampa riguardanti ennesimi appalti, che dovevano interessare sia l’Umbria sia la Toscana sia l’Emilia Romagna, con interventi per la messa in sicurezza della strada. Ad oggi, agosto 2018, non sono stati terminati neanche i lavori programmati che riguardavano il punto in cui nell’ottobre 2013 si è creata una voragine: nel sito web dell’Anas si prevedeva la fine dei lavori per l’aprile 2014».
«Nel frattempo – hanno ancora sottolineato – vi è stato un cedimento dei piloni del cavalcavia sopra la carreggiata allo svincolo di Canili, ora chiuso. Inoltre, sono state numerose le segnalazioni effettuate da privati cittadini tramite Facebook, tutte corredate da documentazione fotografica, che evidenziano il pessimo stato in cui versano i piloni dei viadotti presenti lungo tutto il tratto (alcuni dei quali alti più di 80 m). Non è pensabile che si possa continuare a percorrerla in tali condizioni, visto che, nonostante i milioni spesi in questi anni, è più simile ad una mulattiera che ad una strada. Ogni giorno vi è un forte rischio di incidenti, che mette a repentaglio vite umane, senza contare gli innumerevoli danni arrecati ai mezzi che la percorrono, per i quali la Polizia Stradale riceve continue denunce».
« È senza dubbio necessario scongiurare il verificarsi di eventi di gravità irreparabile, stragi annunciate, come quella avvenuta a Genova, e anche ripristinare un’arteria di enorme importanza per tutto il centro Italia, che in alcuni tratti non ha neppure viabilità alternativa – hanno concluso – si richiede pertanto di disporre con urgenza accertamenti su quanto da esse dichiarato, non tralasciando di effettuare perizie sul luogo, dalle quali non potrà che scaturire la necessità di solleciti interventi per la messa in sicurezza di quella che non è più possibile chiamare strada e in particolare dei viadotti».