L’ex presidente della Muzi Betti, Marco Savelli, risponde a Sassolini

CITTÀ DI CASTELLO – Anche l’ex presidente dell’Asp Muzi Betti, Marco Savelli, dopo l’attuale Consiglio di Amministrazione, interviene per rispondere all’interrogazione presentata nei giorni scorsi dal capogruppo di Forza Italia Cesare Sassolini. (Il CdA dell’Asp Muzi Butti risponde all’interrogazione del consigliere Sassolini)

“In quanto ancora presidente della Muzi Betti negli anni a cui fanno riferimento alcuni dei bilanci al centro di una polemica oggi sulla carta stampata, vorrei fare poche precisazioni. – scrive Savelli – Alcune, meno importanti, di carattere finanziario, dal momento che le difficoltà economiche che i documenti mostrano sono di origine contabile e non strutturale, legate a criticità sia nelle rette, ferme al 2009, in attesa della revisione delle quote da parte della Regione, sia nel recupero delle somme a cui gli utenti sono tenuti. A suo tempo lanciai questo allarme, che non è solo di Muzi Betti ma di ogni ASP, convenzionata con il pubblico in Umbria. Per acquisire una rinnovata serenità finanziaria, sarà sufficiente intervenire su questi due nodi, non trascurabili ma comunque non strutturali. L’organizzazione di Muzi Betti, almeno alla data in cui ho cessato dal mio mandato, era pienamente sostenibile a capienza completa, sia nell’ala geriatrica sia nel cosiddetto Dopo di noi. La prima può ospitare 90 pazienti e la seconda, con ottimi riscontri terapeutici e umani, dodici. Se alcuni posti, anche a rotazione, rimangono vuoti o se i pagamenti non sono puntuali, il sistema non salta ma comincia a zoppicare. A Muzi Betti questo è successo negli anni più recenti. – prosegue Savelli – Quindi la revisione delle rette e una politica di piena occupazione sono le due strade da perseguire; su cui stimolare la Regione, che ha competenza nel definire i costi, e su cui sostenere, anche grazie al circuito virtuoso delle politiche sociali, le famiglie nel far fronte alle spettanze. Tuttavia se c’è un’istituzione in cui il bilancio non può essere l’unico metro di misura è proprio la Muzi Betti, per la sua funzione di accoglienza e cura che nessuna rete parentale, anche la più amorevole e devota, può sostituire. Da questo punto di vista gli altissimi livelli di assistenza al degente e l’innovativo approccio alla disabilità degli adulti, sono un patrimonio che non può prescindere, certo, ma va oltre le cifre. La sua storia non si può leggere né il suo presente giudicare con la calcolatrice. Muzi Betti è un patrimonio di civiltà che va salvaguardato anche a costo di proseguire lungo il solco tracciato da altri, assumendosi, come è accaduto nel mio primo mandato, onori e onori, – conclude – e andando avanti in un incarico che non prevede nessun tipo di emolumenti, tra i pochi rimasti di puro, disinteressato servizio”.