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In campo per la solidarietà

CITTA’ DI CASTELLO – Il calcio come simbolo di unione ed integrazione fra chi, in cerca di fortuna e di un futuro migliore, è giunto in Altotevere, dopo aver superato un viaggio lungo e faticoso. Lo sport come occasione non solo per unire, ma anche come antidoto per evadere dai ricordi delle difficoltà sofferte nei propri Paesi. È dalla stessa passione in comune, che alcuni migranti accolti nei vari centri di accoglienza del comprensorio, insieme ad alcuni volontari tifernati, hanno dato vita a una squadra di calcio, il “Real de Banjul”. Sono tutti giovanissimi e provengono tutti da Paesi africani diversi: sopratutto dal Gambia e dal Senegal dove, nei loro piccoli villaggi, giocare a calcio è sì un hobby, un passatempo che ci si può permettere di fare con poco, ma anche un’occasione per sbarcare il lunario e cambiare così il corso della propria vita. E dopo essere arrivati in Altotevere, con l’aiuto di alcuni giovani, hanno ripreso a giocare a calcio. Magliette e scarpe sono tutti usati e sono stati donati da ex calciatori o da persone che hanno voluto tendere la mano a chi si trova in difficoltà. A ideare e organizzare tutto c’è Giacomo Barni, instancabile allenatore, ma anche efficiente organizzatore: si è, infatti, occupato lui di tutto. Dal mettere insieme la squadra (venti di loro sono ospiti a Città di Castello, gli altri sono a San Giustino, ma ultimamente arrivano anche da Perugia per allenarsi), trovare i campi dove i ragazzi si possono allenare, alle varie amichevoli giocate in questi giorni. La prima uscita è stata alcuni giorni fa, quando hanno disputato un match contro la G.S. Piosina, vincendo 6 a 2. Poi c’è stata la vittoriosa trasferta a Umbertide, dove i ragazzi del Real de Banjul hanno sconfitto la compagine locale per 5 a 1.
«Alla fine – hanno spiegato i ragazzi che danno una mano a mister Barni – è importante che si capisca che è tutto a costo zero e che non è un’opera di beneficienza, quanto un modo per divertirsi tutti».