A Giulio Regeni il Premio Tutino Giornalista. Ecco gli altri premi alla manifestazione di Pieve Santo Stefano

PIEVE SANTO STEFANO – L’Archivio dei diari rende omaggio al ricordo vivo di Giulio Regeni attraverso il Premio Tutino Giornalista, il riconoscimento ispirato alla figura del fondatore dell’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano, Saverio Tutino.
Venerdì, 15 settembre, nel corso della 33ª edizione del Premio Pieve Saverio Tutino, il concorso dedicato alle scritture autobiografiche inedite che si svolge in provincia di Arezzo dal 14 al 17 settembre, si è svolto l’incontro con Francesca Borri, Giulia Bosetti, Lorenzo Colantoni e Nicolò Giraldi coordinato da Pier Vittorio Buffa. A consegnare il premio Gloria Argèles, vedova di Saverio Tutino e a ritirarlo a nome della famiglia Regeni c’era il presidente della Fnsi Beppe Giulietti con un messaggio inedito inviato dai familiari di Giulio Regeni all’Archivio diaristico nazionale.

Il Premio a Giulio Regeni: le motivazioni dell’Archivio diaristico nazionale. Un figlio, uno studioso, un ricercatore, un viaggiatore. Giulio Regeni – scrive la direzione artistica del Premio Pieve – è stato molte cose nella vita, prima di essere privato della vita con violenza e per ragioni incomprensibili in Egitto, in un giorno tra la fine del gennaio e l’inizio del febbraio 2016. È stato un ragazzo animato da pulsioni e passioni vivissime, con uno spirito aperto alla scoperta, alla conoscenza, al dubbio, all’indagine, alla condivisione. È per rendere omaggio a questo suo spirito che l’Archivio dei diari ha deciso di attribuirgli un premio simbolico ma molto sentito, quello che porta il nome del suo fondatore, il “Premio Tutino giornalista”. Un riconoscimento destinato ogni anno, da cinque anni, a “un giovane giornalista emergente curioso del mondo e delle persone che lo abitano”. Giulio Regeni non è mai stato un giornalista di professione. Ma è stato di più: un ragazzo che è andato per il mondo e incontro alle persone con una curiosità generosa, e il volto sorridente. Che è andato per documentarsi, capire, trasmettere conoscenza. Che ha pagato con la vita queste sue qualità, per ragioni che ancora oggi restano ignote, e che saranno per sempre inaccettabili. La lettera della famiglia Regeni all’Archivio diaristico nazionale: “Buona sera a tutti, vogliamo inviare un ringraziamento al comitato organizzatore del “Premio Tutino giornalista” di Pieve Santo Stefano per l’assegnazione di questo importante riconoscimento. Riprendendo le Vostre motivazioni, confermiamo: Giulio fin da piccolo era curioso del mondo e delle persone che lo abitano ed ha mantenuto, fino all’ultimo questo interesse divenuto poi un suo personale approccio al mondo. Nella sua breve vita ha incontrato tante persone, tante culture ed ha sempre cercato di rispettarle e di coglierne il senso profondo. Dialogare e comprendere le persone, era proprio nel suo modo di relazionarsi, con generosità e con sincero desiderio di contribuire alla crescita delle persone stesse. Abbiamo ampia testimonianza dai racconti dei suoi amici e amiche.

Era un dottorando, come ben sapete, aveva da tempo messo a fuoco diverse problematiche di tipo economico anche a livello storico, per paesi in via di sviluppo. L’economia non è solo numeri, grafici, percentuali è soprattutto la vita delle persone e da ciò nasceva la sua “ricerca nella ricerca” sui sindacati egiziani, sia governativi che non. La sua tragica uccisione non ha permesso che risalti il quadro complessivo del suo approfondimento. Si sentiva una persona fortunata e voleva mettere al servizio dei meno fortunati le sue conoscenze. Il suo lavoro al Cairo era principalmente, basato su interviste; aveva ben compreso l’importanza di raccordare l’accademico a volte distante, con la realtà sociale dei lavoratori. Vi chiediamo di esserci vicini, di aiutarci a sostenere con forza e giallo, Verità e giustizia per Giulio Regeni, consci, lo proviamo ormai da quasi 20 mesi che il cammino non è semplice ma come abbiamo già detto: bisogna vincere l’indifferenza morale che ci circonda.  Non dimenticare ma compiere azioni. La verità per Giulio, significherà verità e giustizia per tante vittime della sopraffazione e del non rispetto dei diritti umani. Abbiamo affidato queste parole, al dott. Beppe Giulietti che da sempre ci accompagna e sostiene fattivamente in questo dolorosissimo percorso nella vita al quale va da noi famiglia Regeni, un grandissimo ringraziamento. Buona serata a tutti, Paola, Claudio e Irene Regeni”.
Beppe Giulietti Presidente Fnsi: “Quello che chiede la famiglia Regeni non è qualcuno da mettere in carcere per buttare via la chiave. Chiede di sapere perché sia stato ammazzato il proprio figlio. Chiede giustizia, chiede di sapere che cosa sia accaduto, non una testa da far saltare. Questa è la più alta testimonianza di civiltà che porto qui oggi all’Archivio dei Diari. È il dolore che viene usato per chiedere giustizia per sé e per gli altri, non per sete di vendetta. Per questo motivo il riconoscimento alla memoria di Giulio Regeni non è un semplice premio ma una tappa fondamentale del percorso di civiltà segnato dall’operato dell’Archivio dei Diari che si incrocia con quello della famiglia di Giulio Regeni e di quanti lottano perché venga fatta giustizia. Dalla morte di Giulio Regeni, da questa ferita proviene la spinta per uscire da sé e per dare a questa ingiustizia un valore collettivo e non farne soltanto una questione individuale”.

L’incredibile testimonianza di Antonio Cocco, studente italiano arruolato nella Legione straniera francese e morto nel 1954 in combattimento a Dien Bien Puh, in Vietnam, nel corso della guerra d’Indocina, vince la 33° edizione del Premio Pieve Saverio Tutino, il concorso per scritture autobiografiche inedite organizzato dall’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano.

La decisione della giuria del Premio, annunciata nel corso della tradizionale manifestazione “Memorie in piazza” che si è svolta domenica pomeriggio nelle piazze affollate del borgo toscano, è stata dettata dalla singolarità di una traiettoria di vita narrata attraverso le lettere scambiate tra Cocco e i familiari.

 

La motivazione della giuria nazionale del Premio Pieve
La Giuria assegna la trentatreesima edizione del Premio Pieve Saverio Tutino a “Ridotta Isabelle”, l’epistolario di Antonio Cocco. A 18 anni, dopo un litigio con un professore, Antonio scappa di casa ed espatria illegalmente in Francia. Assetato di libertà e di avventure, si arruola nella Legione Straniera. Non immagina neanche lontanamente che la sua scelta sarà irreversibile. Gli restano poco più di due anni di vita. Le lettere che invia al padre, alla madre, ai suoi numerosi fratelli, prima dal deserto dell’Algeria poi dagli avamposti del Vietnam, raccontano con freschezza, innocenza e ferocia il durissimo addestramento e la realtà della guerra sulle montagne e nella foresta tropicale. Disegnano così la storia di una imprevedibile maturazione che fa del giamburrasca ragazzino un uomo e un soldato.
Scritte tra una marcia e un massacro, in un italiano ribelle sempre più contaminato dalle lingue parlate nel plotone, colpiscono per la novità dell’ambientazione nel mondo a parte della Legione Straniera, per l’ambiguità del narratore (tanto affascinato dal coraggio dei nemici quanto incapace di riconoscere in loro altro che dei “selvaggi”; tanto cameratesco con il padre quanto reticente con la madre), per lo stupore delle descrizioni della natura che lo circonda, ma soprattutto per le verità disadorne del suo racconto dall’interno di una guerra molto seguita dalla stampa e dalla cinematografia, ma pressoché inedita nella scrittura italiana.


La Giuria Nazionale del Premio Pieve Saverio Tutino 33esima edizione intende segnalare all’attenzione del pubblico due testi, in cui la memoria compie un viaggio di ritorno all’infanzia e restituisce due immagini di padri coraggiosi, due uomini liberi.
I due testi sono: 9 Luglio 1944 di Pietro Poponcini e Via Bicchieraia di Giuseppina Porri. La Giuria segnala ancora un terzo testo, che restituisce la forza d’animo d’una donna piegata e mai vinta dalla malattia: Lo strappo di Paola Nepi.