“Disponibili a collaborare con Lucca per valorizzare i nostri beni” Volto Santo, lettera dell’assessore Marconcini

SANSEPOLCRO – Una lettera all’insegna della collaborazione, inviata alla Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, a quella di Lucca e al Comune di Lucca. E’ l’iniziativa dell’assessore alla Cultura di Sansepolcro Gabriele Marconcini, che interviene sulla questione relativa al Volto Santo e sollevata nei giorni scorsi dalla stampa.

“Qualche giorno fa – scrive Marconcini – è stata pubblicata la notizia relativa all’esito delle indagini che sono state effettuate sul Volto Santo di Lucca. Innanzitutto non posso che complimentarmi per il lavoro svolto e gioire di un esito che sicuramente potrà contribuire a valorizzare ulteriormente un bene culturale di eccezionale importanza storica e identitaria.

Allo stesso tempo non posso fare a meno di segnalare che a Sansepolcro il titolo che ha giornalisticamente accompagnato tale notizia ha riaperto un dibattito che ormai da qualche anno sembrava essersi sopito”.

Infatti, anche nella cattedrale di Sansepolcro è presente un Volto Santo molto simile a quello lucchese. Alla fine degli anni ‘80, in occasione di un’importante opera di restauro, fu interessato da un’analisi al radiocarbonio che portò a datare l’opera tra la fine del VII e la prima metà IX secolo. Quindi, quando a Sansepolcro è arrivata la notizia che il Volto Santo di Lucca sarebbe la scultura lignea più antica dell’Occidente, molti cittadini hanno iniziato a chiedersi su quali basi si fosse arrivati a questo verdetto e se, soprattutto, i risultati del lavoro svolto sull’opera lucchese fossero stati messi in relazione con quelli della scultura lignea di Sansepolcro.

L’assessore Marconcini propone quindi di dare vita ad una collaborazione tra le due città. “A nome dell’amministrazione comunale di cui faccio parte posso dire chiaramente che non è nostro interesse alimentare una sterile disputa finalizzata a capire quale sia il Volto Santo più antico. Personalmente credo che le due opere siano pressoché coeve e, di conseguenza, ritengo sia poco sensato dedicare tempo e risorse all’avvaloramento di un’ardua sentenza storica che gioverebbe soltanto ad un retrivo spirito campanilistico. Con questa mia, vorrei al contrario incoraggiare gli enti proprietari delle due opere e, congiuntamente, i rappresentanti istituzionali delle due comunità, ad avviare una collaborazione sinergica che possa mettere in relazione i due studi: solo così, credo, si potrà giungere all’eccezionale risultato di spiegare una storia assolutamente singolare che vede due città toscane custodire due opere coeve molto simili”.

Il progetto di collaborazione sarebbe molto stimolante e potrebbe prevedere momenti di divulgazione pubblica e tavole rotonde finalizzate alla programmazione di strategie di valorizzazione congiunte.