Covid: tre nuovi positivi. Il bilancio di Bacchetta

CITTÀ DI CASTELLO – “Nel corso della giornata di ieri ci sono stati tre nuovi positivi, ma anche dei guariti, per cui il totale dei positivi a Città di Castello è di 20 residenti più un domiciliato”. Il sindaco Luciano Bacchetta ha aggiornato così la situazione dell’emergenza da Covid-19, precisando che “nessuna delle persone in questione è ricoverata all’ospedale, sono tutti in isolamento domiciliare: i tifernati nelle proprie residenze, le persone che hanno la residenza a Città di Castello, ma che non avevano la possibilità di vivere in isolamento nella propria abitazione, nella gran parte dei casi persone straniere, sono a villa Muzi”.

“il dato di oggi continua a non essere negativo, a fronte di una crescita delle positività in Umbria che è molto, molto forte”, ha messo in evidenza il primo cittadino, che ha osservato: “se nella prima ondata l’Umbria era stata un po’ ai margini del fenomeno Covid, oggi è purtroppo investita a tutto tondo da questa nuova ondata di positività”. “Città di Castello è una specie di isola, con soli 20 residenti positivi – constata Bacchetta – mentre il contesto regionale nel quale ci muoviamo parla di 439 positivi a Perugia; di 196 a Terni; di 77 a Bastia, che è una città di 20 mila abitanti; di 65 ad Assisi, altra città di 20 mila abitanti; di 64 a Foligno; di 61 a Corciano; di 55 a Magione; di 49 a Passignano sul Trasimeno; di 44 a Spoleto, che è abbastanza simile a Città di Castello come numero di abitanti; di 42 a Gubbio, il doppio dei nostri nonostante abbia 30 mila abitanti, quindi 10 mila meno; di 37 a Narni; di 34 a Sangemini; di 31 a Marsciano; di 27 a Tuoro sul Trasimeno”.

“Sono dati che dimostrano come la situazione di oggi sia diversa nella nostra regione, molto peggiore di quella di marzo e aprile – sottolinea il sindaco – ecco perché continuo a lanciare un appello al grande senso di responsabilità ed ecco perché, purtroppo, siamo costretti a prendere anche alcuni provvedimenti sgradevoli e impopolari”. “Il numero molto basso di positivi a Città di Castello, infatti, non vuol dire nulla, perché siamo in una regione che ha un numero di positivi oggi molto consistente, anche se meno gravi di quanto accadeva nella scorsa primavera e con molti meno deceduti, che sono un paio mentre da noi nessuno rispetto al numero molto alto invece che c’era stato nella primavera scorsa”, ha ribadito Bacchetta, che ha ammonito: “dobbiamo, però, sicuramente tenere la guardia molto, molto alta, perché vivendo in un contesto regionale piuttosto piccolo, nel quale le relazioni, sia professionali che umane, sono intense, ed essendo circondati da città con un numero di positivi molto alto, è ovvio che prima o poi potrebbe verificarsi una crescita di numeri anche nella nostra città”.

In questo contesto Bacchetta ha condiviso una valutazione sulla situazione attuale: “nella primissima fase di questa seconda ondata, quasi tutti i nuovi positivi a Città di Castello erano persone di origine straniera, dell’est europeo in particolare, mentre in questa ultimissima fase, pur con numeri molto bassi, le nuove positività invece sono nostre, sono tifernati, soprattutto di persone giovani e in alcuni casi giovanissime, quindi una tipologia completamente cambiata rispetto a marzo e aprile, con caratteristiche diverse, ma che va attentamente monitorata”. “Speriamo di continuare ad avere un trend rassicurante e circoscritto, nel quale la catena epidemiologica viene ricostruita con grande capacità professionale da parte dell’Usl Umbria 1, che sta continuando i tamponi in via Vasari, come è ovvio e giusto che sia”, ha auspicato il sindaco, che ha riferito delle contromisure che si stanno adottando, ad esempio alla Muzi Betti, “dove è stato fatto un esame sierologico nelle settimane scorse a tutti gli operatori, che ha dato esito negativo”. “Ovviamente alla Muzi Betti la guardia deve essere molto, molto alta, perché ospita 90 persone anziane e per questo l’Usl Umbria 1, di concerto con il consiglio di amministrazione della struttura, ha stabilito che sono sospese di nuovo le visite agli ospiti della residenza sanitaria assistita da parte dei familiari, che possono comunque vedere i propri congiunti attraverso le vetrate e comunicare in qualche modo con loro, ma senza entrare”, ha annunciato Bacchetta. “E’ un fatto che dispiace molto, un altro sacrificio che non si può evitare, proprio perché, come tutti sanno, gli ospiti della Muzi Betti sono persone particolarmente esposte al rischio, essendo tutte molto anziane, e questa ulteriore disposizione è finalizzata a una scelta di grande prudenza e di grande responsabilità, che noi condividiamo molto”, ha chiarito il sindaco, che ha ringraziato “il consiglio di amministrazione della Muzi Betti e i dipendenti, perché stanno facendo un grande lavoro, in un momento veramente difficile”.

“Muzi Betti fino a oggi non ha avuto alcun positivo e questa è stata una grande vittoria della nostra comunità, dovuta forse anche a un po’ di fortuna, perché nelle residenze sanitarie assistite la problematica di eventuali contagi è più drammatica che altrove”, ha ricordato il primo cittadino. Bacchetta ha, quindi, confermato che “il reparto Covid dell’ospedale di Città di Castello, verrà ulteriormente rafforzato dietro a una nostra richiesta, che è stata recepita e condivisa”. “I posti letto erano fino a oggi 14, quasi tutti occupati da cittadini umbri non residenti a Città di Castello perché è chiaro che in questi casi deve scattare la solidarietà, e verranno portati presumibilmente a 24, quindi con un aumento consistente”, ha riferito Bacchetta, che ha ritenuto “molto importante che vi sia una fase organizzativa di prevenzione che precede eventuali crescite di contagi, perché è chiaro che avere reparti Covid dedicati con un numero di posti letto consistenti, senza che creino problemi alle altre attività sanitarie ordinarie, è un grande vantaggio per la nostra comunità, in modo che chi dovesse ricoverarsi all’ospedale lo possa fare a Città di Castello, piuttosto che altrove”. Bacchetta ha quindi concluso con un appello: “invito alla massima prudenza e al massimo senso di responsabilità, a indossare le mascherine, perché fin quando non avremo il vaccino è chiaro che vivremo in una situazione di emergenza”.