Città di Castello, lo spazio della Regione arriva in città

CITTA’ DI CASTELLO – Viene riallestito a Palazzo Facchinetti (in corso Cavour) lo spazio «Umbria» dell’Expo Milano 2015, ideato dall’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia su commissione della Regione. Il progetto si proponeva di far risaltare il ruolo di protagonista dell’Umbria nella diffusione del sapere e del saper fare: un ruolo che, facendo leva su un valore atipico quale la pregnanza al contempo comunicativa e iconica della scrittura,evoca i suoi santi più rappresentativi (san Benedetto da Norcia e san Francesco d’Assisi) e affonda le proprie radici in quegli opifici della sapienza che sono stati gli scriptoria medievali, dove i monaci benedettini, proponendosi di contrastare l’oblio culturale conseguente al crollo del mondo antico, hanno copiato pazientemente non solo le Sacre Scritture, ma anche i testi e i trattati classici, e dove i frati francescani, proponendosi di tramandare la forma definitiva degli scritti autentici del “Poverello”, hanno trascritto documenti e opere straordinarie quale il Cantico di frate Sole, che è riconosciuto come il più antico componimento poetico in lingua volgare dell’area geografica italiana. Fortunatamente questo straordinario patrimonio di conoscenze non è rimasto fine a se stesso, in quanto la sua diffusione ha alimentato e sostanziato la rinascita delle città. Così come non è rimasto fine a se stesso il modello tipologico claustrale del monastero e del convento, in quanto il problema dell’approvvigionamento del cibo, connaturato all’idea stessa di città, è stata fronteggiato estendendo l’idea dell’orto cintato dapprima all’ambito urbano, intervallando gli spazi edificati con spazi coltivati, e poi al contado, frazionando i grandi possedimenti fondiari in poderi affidati ad altrettante famiglie di mezzadri dipendenti da proprietari terrieri che, nel tempo, non sono rimasti indifferenti al rapporto tra coltura e cultura, appassionandosi a tal punto alle attività legate alla gestione e alla conduzione della terra da redigere trattati di agronomia e compilare erbari che sono stati stampati e studiati in tutta Europa. Quando poi, nel XVIII secolo, si sono cominciati a diffondere i testi volti a divulgare le sempre più frequenti innovazioni scientifiche, gli stessi proprietari terrieri, per vincere lo scetticismo delle popolazioni contadine nei confronti delle nuove tecniche agrarie, hanno promosso la pubblicazione di lunari e di almanacchi, che hanno rappresentato le prime forme di didattica rurale e che hanno portato, in breve tempo, all’istituzione delle Facoltà di Agraria. Tra cui quella dell’Università degli Studi di Perugia che, non senza risvolti simbolici, si è insediata nel 1936 nell’abbazia benedettina di San Pietro.

Prendendo spunto da questa riflessione preliminare, l’allestimento è stato contrassegnato dalla moltiplicazione seriale e dalla disseminazione decorativa di “monk”: un nuovo “font” disegnato sulla scorta delle suggestioni culturali indotte da Expo coniugando il carattere morbido della scrittura carolina, utilizzata negli scriptoria benedettini, e il carattere spigoloso della scrittura gotica, utilizzata  egli scriptoria francescani. Peraltro l’allestimento è stato  tutt’altro che statico, perché monk si è trasformato metamorficamente (e talora anche metaforicamente), diventando caso per caso un arredo che invade lo spazio espositivo che era dedicato alla rappresentazione dell’Umbria, un reperto che contamina viralmente i quadri paesaggistici più iconici dell’Umbria e un carattere mobile che celebra la rinomata tradizione tipografica dell’Umbria. Ma sempre e comunque con lo sguardo rivolto al futuro. In tal senso, la presenza di due stampanti 3D, utilizzate con finalità dimostrative dagli studenti della Scuola di Design dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, hanno annullato ogni scarto spazio-temporale, saldando idealmente i piani rotondi dei tavoli dello smart manufacturing, dove sono state prodotte miniature dei singoli caratteri alfabetici di monk, non soltanto con i piani inclinati dei tavoli degli scriptoria, dove nel corso dell’età di mezzo l’abilità degli amanuensi ha restituito pergamene vergate di straordinaria raffinatezza iconografica, ma anche con i piani stretti e lunghi dei tavoli dei refettori, dove da quasi millecinquecento anni si consumano pasti frugali mentre si ascoltano i confratelli che leggono ad alta voce i testi sacri. Ciò che ne è risutato è stato un allestimento che guarda al futuro senza dimenticare il passato e in cui cibo, scrittura, sapere e saper fare, rinnovando un rito che da sempre incarna il senso più profondo del convivio, amplieranno i confini dell’identità regionale, proiettando l’Umbria nel terzo millennio.

Tutto questo viene trasposto a Città di Castello, luogo ideale per questa prima tappa dello spazio Umbria in quanto città umbra dall’antica tradizione tipografica ancor oggi rinomata nel mondo. Saranno presenti all’inaugurazione in programma per mercoledì 16 settembre alle 18,  il Fernanda Cecchini assessore alla cultura della Umbria e Michele Bettarelli assessore alla cultura del Comune.