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Ancora rilevante la presenza del settore industriale in Alto Tevere

CITTÀ DI CASTELLO  – Il 4 marzo in occasione di un’iniziativa promossa dalla Camera del Lavoro territoriale di Perugia sul tema “quale futuro per il settore industriale in Alto Tevere? Rischi, prospettive e opportunità “ si sono confrontati sindacalisti, delegati sindacali, Confindustria, Cna, sindaco di Città di Castello.

A partire dalla relazione introduttiva del responsabile territoriale della Cgil Maurizi Maurizio che ha attraversato le fasi più rilevanti dello sviluppo industriale in Alto Tevere, descritto i contraccolpi delle due crisi mondiali degli anni duemila fino ad arrivare a quella più violenta che stiamo attraversando causa la pandemia, c’è stata una forte condivisione sul dinamismo economico, sociale ed imprenditoriale, evidenziando il ruolo attivo e positivo delle parti sociali.
Gli stessi dati forniti dall’Ires Cgil sull’andamento della popolazione complessiva, poi suddivisa per fasce di età, e sulla ricostruzione del numero delle imprese complessive e di quelli manufatturiere, dimostrano che alcuni fenomeni negativi tipici dell’Umbria sono più contenuti (es .spopolamento), anche se emerge con chiarezza la difficoltà dei giovani ad avere opportunità di lavoro, soprattutto per i laureati e per particolari professionalità, il depotenziamento di settori e comparti storici (il tessile legato alla camiceria o alle macchine agricole in primis) e il fenomeno sempre più consistente di multinazionali che hanno acquisito storici e prestigiosi marchi e produzioni locali (per ora gli effetti sono stati positivi grazie ad accordi sindacali, ma il tutto va monitorato con grande, costante, continua attenzione.
Altri aspetti rilevanti emersi e sottolineati dai partecipanti sono stati quelli afferenti ai ritardi storici sulle infrastrutture materiali (la Fcu agonizzante) e quelli recenti su quelle immateriali (ritardo notevole sulla digitalizzazione).
Un ruolo fondamentale per provare a governare gli effetti più violenti della crisi (l’ingresso per i giovani nel mercato del lavoro avviene spesso con contratti a termine o in somministrazione, il genere femminile spesso costretto a riduzioni di orario, un irrobustimento dei Neet , fenomeno sconosciuto anni fa) spetta alle amministrazioni (Regionali e locali) anche in considerazioni delle ingenti risorse provenienti dall’Europa.
Per la Cgil gli innumerevoli progetti varati dalla Regione non vanno nella direzione auspicata, ovvero quello di mettere in campo una strategia di svolta (anche in campo industriale) che abbia l’ambizioso obiettivo di costruire uno sviluppo con progresso, basato sulla progressiva eliminazione delle ingiustizie e diseguaglianze, salvaguardando l’ambiente.
Per la Cgil la stabilità del lavoro, la sua sicurezza, sono propedeutiche per un lavoro di qualità e per rendere tutto il sistema più competitivo nella sfida globale, e la contrattazione decentrata, innovativa, sarà il banco di prova per il sindacato e le associazioni di categoria, continuando un lavoro di confronto, accordi, consolidato nel tempo.
Da un’analisi Ires Cgil che parte dal 2001 si può affermare che il settore industriale ha dato un notevole contributo rispetto alla produzione di valore aggiunto locale, ha irrobustito un export regionale in difficoltà, e ha occupato tra attività diretta e indotto di media 1 addetto su 3 (sul totale della popolazione occupata nella fascia 15-65 anni) distribuito in prevalenza su piccole imprese e con un calo della ricerca per innovazione di processo e di prodotto (sia pubblica che privata) e che nel comparto cartotecnico , il numero delle imprese coinvolte, gli addetti impiegati, il rapporto con iml totale della popolazione, i volumi e la qualità delle produzioni sviluppate di fatto fa emergere la “consistenza” di un vero e proprio distretto.
Questo dimostra che il lavoro crea ricchezza ed è fattore di sviluppo sociale a tutto campo.
La ricchezza va tassata progressivamente per la Cgil in maniera sempre più marcata, e l’evasione fiscale va combattuta con tutti i mezzi perché toglie risorse al welfare e penalizza le imprese sane.